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lunedì 3 marzo 2014

Pay with a Tweet "È qui che dobbiamo stare" [Marchetta]

Paga con un cinguettio

È tempo di marchette fischiettanti.
Solo per oggi, con un cinguettio fai firulare la mia raccolta di racconti nel tuo e-reader. Magari il canto ti piace. (clic)

venerdì 18 ottobre 2013

Come quando un bambino ti chiede a bruciapelo come calcolare la circonferenza del cerchio

fonte: Wikipedia

Da adulto sono rare le occasioni in cui qualcuno può farti una domanda a bruciapelo. Da bambino, invece, c'è la scuola. Se tornassi piccolo mi divertirei a fare domande inopportune a tutti gli adulti, soprattutto di tipo scolastico. Non so, la capitale del Brasile per sentire loro rispondere Rio de Janeiro, oppure la circonferenza del cerchio per avere un pigreco masticato a caso. È molto più probabile, però, che gli adulti si girerebbero e borbotterebbero qualcosa circa le cose dei grandi da fare e altre robe che non sentirei perché sarebbero già lontani, un po' vergognati.
Ci sono cose che dimentichiamo con gli anni, non solo di geometria. Può capitare che tu non sappia rispondere a domande semplici e che resti lì, con la tastiera tra le mani, di fronte a uno schermo che ti chiede qual è l'autore di cui hai letto più libri.
Ma certo che lo sai. È... Sì, è lui... Coso... Dài, quanti ne hai letti? O forse è quell'altra. Certo, di quell'altra hai letto molto di più... Ma più del precedente?
Le risposte le hai dentro. Le domande, invece, non te le sei mai fatte, oppure le hai dimenticate come la circonferenza del cerchio.

WePub me ne ha fatte dieci (clic). Un quasi questionario di Proust. Ma nessuna di geometria, per fortuna.

giovedì 24 gennaio 2013

Perché sei un mostro


WePub, 2013


La puoi acquistare con un tweet. Sarà mica troppo? Su!
È un'antologia di racconti horror, e dentro ce n'è uno mio che dice di un tipo che parla con i morti mentre il tempo scorre al contrario – perché il futuro è dei vivi, mentre i morti possono vivere solo nel passato – e che sta con una romena che ha una curiosa deformità al seno.
Ecco perché l'ho intitolato "Perché siamo mostri" e perché l'incipit fa così:

"Un anno dopo la morte di mio padre stavo con Stanoicka, perché quando le avevo detto che camminavo sulle pozze di sangue e parlavo con il piadinaro squarciato dalla gola all’ombelico mi aveva creduto."

È stata curata da WePub e viene da una selezione organizzata da Writer's Dream.




venerdì 13 luglio 2012

Nella bottega piccola c'è l'horror buono




Sto partecipando al concorso per racconti horror "La piccola bottega degli orrori" indetto da WePub e Writersdream.

È un iniziativa a racconti aperti, cioè con il testo immediatamente visibile e voto e confronto diretto sul forum. Non partecipavo a qualcosa del genere dal Nero Lab, vinto a settembre dell'anno scorso.
È divertente. Forse perché il mio racconto "Perché siamo mostri" sta andando bene, anche se le votazioni non sono ancora concluse.
Mi piace l'aria sana di confronto che si respira, e alcune domande indirette stimolano riflessioni sul testo che mentre lo si scrive restano solo sullo sfondo, come percezioni: visioni laterali di una storia.
È come stare in una stanza che conosci guardando però la parete di fronte. Sai benissimo cosa c'è alle tue spalle, solo che in quel momento non la vedi. È sufficiente girarti per allineare mente e occhio a un presente fisico, chiaro, familiare.
Ecco, narrativa è scrivere anche con la coda dell'occhio.

giovedì 3 maggio 2012

Poiché deve stare, ecco come sta la mia raccolta

Sono passati due mesi dall'uscita di È qui che dobbiamo stare.
Quindi?


Quindi hanno detto di me:


Writers Magazine Italia n.29 - Letti per voi



Irene Vanni ha scritto che sono «pulito e asciutto». Che detta così può essere fraintesa, invece penso che abbia visto proprio giusto.


OperaNarrativa ci tiene a dire che sono «raffinato e interessante». Dovresti vedere che felpa ho addosso in questo momento, però.

E CriticaLetteraria sottolinea che i miei personaggi fanno della loro «vita un posto senza mai avere il coraggio di renderlo il posto.» 

Quindi?
Quindi sono felice. Perché girare intorno alle parole quando a un bambino basta un sorriso per comunicare?
Eccolo.
:)

venerdì 2 marzo 2012

Perché mi sono trovato bene con WePub



In passato, ho usato anch'io l'espressione "i tipi di" per menzionare una casa editrice; ma non mi è mai piaciuto. È un modo di dire quasi rozzo; ha una sufficienza intrinseca.
Dunque, scrivere di aver pubblicato "per i tipi di WePub" non rende giustizia alle persone che stanno dietro questa giovane casa editrice digitale.
Non ricordo come l'ho avvicinata. La memoria si perde in un maelström di link che mi hanno condotto a essa. È importante invece sottolineare che, dopo aver ricevuto una mail con la quale dimostravano il loro entusiasmo per la mia raccolta di racconti, è iniziato un rapporto che ha avuto due costanti: leggerezza e professionalità.
WePub si presenta come una scommessa. Ecco, guarda il video, così è più chiaro:


Il termine scomessa è adatto all'imponderabilità di una startup editoriale, ma non ha nulla a che fare con l'azzardo, perché, nel corso delle settimane, il rapporto con WePub mostrava la disponibilità e la precisione di Andrea Bongiorni nelle mere questioni amministrative dell'ebook che stava per prendere forma, e la candida meticolosità nella fase di editing di Maria de Toni: durante la quale, in una sorta di atmosfera fuori dal tempo, i ruoli di editore e di scrittore erano chiari ma non si avvertiva alcuna pressione da parte dell'uno o dell'altro. I toni erano sempre misurati, cordiali e funzionali, pur mantenendo una confortevole spensieratezza.
Al termine di tutto, il risultato è stata la raccolta È qui che dobbiamo stare il cui vagire si è unito a quello della neonata WePub, il 29 febbraio 2012.

Una bella esperienza. Essere padre e figlio nello stesso momento.