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sabato 13 settembre 2014

Io che in America non posso andarci


Io che in America non posso andarci, ho incontrato Francesco Spagnuolo.
Francesco è un uomo che è di fatto la spiegazione scientifica del "principio olografico" che il Fermi National Accelerator Laboratory si sta ancora affannando a studiare e secondo il quale noi esistiamo in realtà in un universo 2D. La mia teoria allora è che i multiversi non siano altro che lamine 2D sovrapposte, e che il "tutto" sia una specie di panino imbottito di esistenze bidimensionali.
Francesco riesce a spostarsi tra questi universi, o meglio nel tempo di questi universi. Deve essere in grado di farlo, altrimenti non riuscirebbe a fare tutte le cose che fa. Perché ne fa tante – che se ci penso il riflettere mi si sfrangia – e in più riesce a mantenere una cordialità e una discrezione tali che il principio olografico deve spiegare anche il mistero della gentilezza nelle persone.

Grazie a lui, io e gli altri due vincitori delle altre edizioni del Premio Algernon Blackwood, Catia Pieragostini e Luca Alfieri, stiamo andando in America con i nostri racconti per dire: «Ehi, ci siamo pure noi e abbiamo scritto queste cose qua.»

Conto presto, relativamente presto, di dare buone notizie circa la possibilità che Il calzolaio di Zawadka, vincitore dell'edizione 2011 del premio, finisca sotto gli occhi degli statunitensi amanti del brivido con il titolo The Shoemaker of Zawadka.

martedì 18 febbraio 2014

Chi ti guarda dal guardiamostro?

Sergio Donato (CC BY-NC-ND 3.0)
Nel 2011 ho vinto l'Algernon Blackwood.
Gli altri due anni mi sono fermato alla finale. Sono contento, anche se, insomma, ora ho da fare una cosa... ah, e sì, quest'anno è toccato a "Il guardiamostro" (clic), e scusami se scrivo di fretta, ma devo proprio fare quella cosa. Devo andare a fare la guardia, dietro la finestra, con il coltellino puntato sul vetro.


venerdì 11 gennaio 2013

A casa di Algernon


Eccolo di nuovo, con gli occhi e la bocca che sorridono e il cipiglio che minaccia pensieri.
Mentre lo faccio accomodare, lui si sistema il farfallino con la posatezza di un'educazione classica e l'energia di chi il mondo l'ha avuto addosso. Quando fa così, sta per raccontarmi della rivendita di alcolici in Canada o di quella volta che le fiamme di New York se l'erano ormai preso. Allora lo anticipo e gli dico: «Anche quest'anno?»
Lui prende la tazzina di caffè che gli sto offrendo e fa sì con la testa, perché i morti non parlano. Ascoltano solo.
E quindi? Quelle volte che ti ha raccontato? ti starai chiedendo.
Be', ma non ero a casa mia. Ero a casa sua.
Spero di tornarci per la fine del mese. In questo periodo, lì a Shooter's Hill, le querce di Oxleas Wood sono nude, e ci sono i sorbi coi rami contorti come fulmini di legno nero. E anche se il paesaggio sarà così diverso da quello delle Alpi di Valais, sono sicuro che sulla piccola collina inglese gli tornerà in mente la storia di quella donna con le mani gelate e asciutte che lo aveva quasi sepolto nella neve.

domenica 31 luglio 2011

Un'intervista



Qualche giorno fa il buon Ferruccio Gianola ha pensato che a concorsi-letterari avrebbe potuto interessare una mia intervista per la vittoria dell'Algernon Blackwood. Io mi sono detto stupito, ma non ho tentennato. È stato anche divertente.

martedì 7 giugno 2011

Barbara Baraldi e Algernon Blackwood



La brava Barbara Baraldi dedica uno spazio del suo blog al Premio "Algernon Blackwood".
Davvero un peccato non averla incontrata.

Persona deliziosa.

lunedì 6 giugno 2011

Ho vinto il Premio "Algernon Blackwood"





Non sono molto bravo a scrivere queste cose; intendo quelle che riguardano me.
Però questo primo posto al premio letterario "Algernon Blackwood" merita un paio di righe, quantomeno per la lunga documentazione richiesta per scrivere il racconto vincitore.
Le conquiste sudate sono quelle che danno maggiori soddisfazioni; per il resto, lascio parlare l'articolo di Horrormagazine.