Sono stanco dei marescialli, dei commissari, della polizia, dei carabinieri all'interno della narrativa. Mi annoiano. Non so spiegare il perché; come non so farlo per Scarlett Johansson. Non mi piace e basta. Utilizzo così tanto la testa che non mi va di sprecare il raro tempo libero che le concedo per dare una spiegazione alla mia idiosincrasia nei confronti di un'attrice multimilionaria che continuerà a fare soldi nonostante la mia idiosincrasia.
Allora, ho preso un paese che non esiste e l'ho infilato al centro di un posto che esiste, al confine tra le estreme propaggini della bassa bolognese e l'inizio della provincia ferrarese, dove c'è l'opera di presa sul Reno che sembra piegare il fiume verso l'Adriatico prima di farlo entrare nel Bosco della Panfilia.
Poi ci ho messo un ragazzo di quindici anni che soffre di una strana forma di atarassia, che è più un'apatia di fondo, un'imperturbabilità, e che vuole fare l'investigatore. E dopo l'ho fatto avvicinare da Charlotte, che è l'unica persona che riesce a scombussolarlo, affinché gli confidi una cosa mai confessata ad alcuno.
E poi... poi un commissario ce l'ho dovuto mettere per forza, ma la storia la fa tutta l'atarassico e la rabbia che schizza fuori dall'indifferenza, proprio come quando lo vediamo fare alle persone buone, buonissime, che a un certo punto non ce la fanno più a tenere dentro tutta quella pressione che spinge costantemente, ventiquattro ore al giorno, sulle duecentocinquanta milioni di fibre muscolari che fasciano il corpo umano.
E dentro tutti gli altri negozi in rete.

