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martedì 25 marzo 2014

La paura paralizza. La rabbia è una reazione alla paura.




Sono stanco dei marescialli, dei commissari, della polizia, dei carabinieri all'interno della narrativa. Mi annoiano. Non so spiegare il perché; come non so farlo per Scarlett Johansson. Non mi piace e basta. Utilizzo così tanto la testa che non mi va di sprecare il raro tempo libero che le concedo per dare una spiegazione alla mia idiosincrasia nei confronti di un'attrice multimilionaria che continuerà a fare soldi nonostante la mia idiosincrasia.
Allora, ho preso un paese che non esiste e l'ho infilato al centro di un posto che esiste, al confine tra le estreme propaggini della bassa bolognese e l'inizio della provincia ferrarese, dove c'è l'opera di presa sul Reno che sembra piegare il fiume verso l'Adriatico prima di farlo entrare nel Bosco della Panfilia.
Poi ci ho messo un ragazzo di quindici anni che soffre di una strana forma di atarassia, che è più un'apatia di fondo, un'imperturbabilità, e che vuole fare l'investigatore. E dopo l'ho fatto avvicinare da Charlotte, che è l'unica persona che riesce a scombussolarlo, affinché gli confidi una cosa mai confessata ad alcuno.
E poi... poi un commissario ce l'ho dovuto mettere per forza, ma la storia la fa tutta l'atarassico e la rabbia che schizza fuori dall'indifferenza, proprio come quando lo vediamo fare alle persone buone, buonissime, che a un certo punto non ce la fanno più a tenere dentro tutta quella pressione che spinge costantemente, ventiquattro ore al giorno, sulle duecentocinquanta milioni di fibre muscolari che fasciano il corpo umano.
Così, ho provato a dirlo in Scorreva rabbia.

Sul Delos Store.
Su Amazon 
Scorreva rabbia (Delos Crime)
E dentro tutti gli altri negozi in rete.

giovedì 13 marzo 2014

La copertina sopra il racconto

credits: Sergio Donato

Il 25 marzo spunterà un mio racconto sulla libreria di Delos Digital, ma ne parlerò a tempo debito.
Mi piace invece raccontare di come, dopo aver ricevuto la risposta dell'editore che mi diceva: ottimo, Sergio, la storia la pubblichiamo (non proprio con queste esatte parole, ma il senso è stato proprio quello), ho pensato alla copertina. Sapevo che ci avrebbe pensato Delos, e che poi me l'avrebbe proposta: insomma, tutte quelle cose che di solito accadono in editoria. Però mi sono detto: e se gliene offro una io, all'editore? Se prendo il personaggio della storia così come ce l'ho in mente e con l'aspetto che avrà a un certo punto, lo disegno e ne faccio una mia, di copertina? E gliela do con sufficiente aria intorno per poterla completare con il titolo, l'autore, il nome della collana e tutto quanto vorrà metterci l'editore?
Così, l'ho fatto.
E l'editore se l'è presa. Perché a me una copertina così piace, con quel tipo in primo piano che mi hanno detto sembra il Kevin di Sin City. E credo sia piaciuta anche all'editore.