Internet è il rifugio delle frustrazioni, ecco perché si incontrano subito ostracismi quando si usano discorsi per sgretolarne le pareti.Nessuno vuole essere disturbato e la critica è un attacco con l’ariete.
Si snudano i denti, si rizza il pelo.
Ed è sempre guerra.
L’uomo farà sempre la guerra. Ovunque.
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lunedì 19 settembre 2011
sabato 30 ottobre 2010
Vuoi libertà? Leggi!
Oggi si strombazza la possibilità di vedere in TV ciò che si vuole quando si vuole come se i libri non facessero la stessa cosa da secoli.
L'on-demand è una novità solo per il pianeta televisivo. Gutenberg lo inventò nel 1455. Ben prima di Murdoch.
Prendi in esame le notizie giornalistiche, per esempio.
Un telegiornale è un contenuto sequenziale con un sommario. Una notizia di tuo interesse arriverà solo dopo ciò che potrebbe non interessarti ma che comunque viene sputato fuori, imbastito, recitato. La tua unica possibilità è quella di cambiare canale o di abbassare il volume. In ognuno dei due casi, l'elemento tempo resterà immutato. Sarà necessario aspettare e rispettare le decisioni di chi ha deciso quella sequenza di notizie prima che ciò che aspetti possa giungere a te.
Lo stesso vale per la radio.
Non puoi fare nulla. Sei imprigionato. Non hai una scelta concreta di fruizione.
In un quotidiano invece l'unica sequenzialità è data dall'ordine apparente delle notizie sulla base della loro importanza, che può essere infranto in qualsiasi momento col salto di più pagine in una volta.
Lo stesso vale per internet.
Libri e internet danno valore al contenuto. Nella televisione e nella radio il contenuto deve sottostare alla rigidità temporale.
Riportando il tutto nell'affascinante mondo delle metafore, se tv e radio sono un viaggio in treno su carrozze numerate su un percorso sempre uguale per fermate prestabilite, stampa e internet sono un viaggio in auto in cui l'unico limite è dato dalla vastità del mondo: il numero di pagine per un quotidiano, la distesa di siti e applicazioni per internet.
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martedì 13 luglio 2010
Chi sei? INTERNET!
Due innamorati.
Per lettera: «Ti amo. Sei il mio sole di giorno e la mia luna di notte.»
Al telefono: «Ti amo...»
Al ristorante: «Cameriere, il conto!»
La comunicazione è anche una questione di distanze, e più si è lontani più è facile che i sentimenti (amore o rabbia non importa) acquistino potenze impossibili nei pochi metri di uno sguardo.
Internet, presentatasi al mondo come colei che avrebbe dovuto azzerare lo spazio tra i popoli ha sì compiuto la missione, ma non ha saputo modificare la legge primordiale delle distanze comunicative.
Con la distanza si acquista sicurezza e, in alcuni casi, internet ha aggiunto anche l'anonimato: emendamento che ha dato maggior vigore alla legge.
Si può essere belli con Photoshop, ricchi a parole, esperti con Wikipedia. Non c'è un vero contatto, e non lo si vuole per lo stesso motivo per cui le videochiamate dei cellulari non hanno avuto successo: perché si può essere sgamati.
Meno barriere si hanno davanti all'interlocutore e più possibilità si hanno di essere colti da un imbarazzo, che può andare dalle occhiaie al mattino all'incapacità di discorrere di letteratura.
La barriera si cerca, è necessaria, anche nei social network che spingono all'outing con nome e cognome; internet concede sempre il potere di celare ciò che non si vuole far vedere o ascoltare, capacità che una ceretta o un microfono del cellulare non riescono a eguagliare, se non con molto dolore per la prima, e con un limone in bocca in stile Fantozzi per il secondo.
mercoledì 23 giugno 2010
Il lato B della bambola di pezza
Ho riflettuto un po'.
Ho pensato che nella bambola di pezza di internet qualcuno un tempo deve pur averci infilato l'imbottitura, altrimenti sarebbe stata poco più che un mucchio di stracci vagamente riconoscibile.
C'è sempre una modifica nelle cose, col tempo. Un po' come la natura fa con l'evoluzione delle specie viventi, ma se essa procede sul sentiero della filogenesi, l'uomo con le sue cose si limita a inciampare in un sentiero ontogenetico, intervenendo qua è là a casaccio nel corso dello sviluppo.
Forse è davvero tempo che banner e annunci vari vadano in soffitta. Basterà un'altra sola generazione e la familiarità del mezzo farà sorridere i nostri figli di fronte a quei "flash in flash" che tenteranno di attirare la loro attenzione.
Resto perplesso solo per il vecchio modo di affrontare il nuovo sviluppo. Io ti do questo, tu mi paghi.
Deve esserci qualcosa di veramente innovativo in questo nuovo giocattolo. D'accordo, mettiamo nella cassapanca la bambola di pezza, ma non torniamo a giocare con le spade di legno.
Il fil di ferro nella bambola di pezza
Google vuole farci comprare le notizie su internet (cfr. larepubblica.it http://tinyurl.com/34vj6d8).
Rendere cioè internet un vero strumento moltiplica-quattrini, senza intermediari più o meno occulti come banner o annunci.
Insomma, una roba vecchia scuola.
Ho sempre sperato fino alla fine che internet, del tutto avulsa da qualsiasi concetto di media finora esistito, potesse costruirsi un mondo tutto suo con dinamiche sociali ed economiche diverse rispetto a quanto si vede negli altri dispensatori di informazioni.
Con gli anni mi sto ricredendo.
Dentro internet s'infilano nomi vecchi, e quindi vecchi modi di pensare. Stanno riuscendo a infilare un'anima di fil di ferro in quella che era una meravigliosa bambola libera e snodata al fine di farle assumere pose rigide da balocco di porcellana.
Ci hanno regalato la bambola e ora se la stanno riprendendo, modificandola per poi farcela pagare.
Non mi piace. Un regalo è un regalo.
Con gli anni mi sto ricredendo.
Dentro internet s'infilano nomi vecchi, e quindi vecchi modi di pensare. Stanno riuscendo a infilare un'anima di fil di ferro in quella che era una meravigliosa bambola libera e snodata al fine di farle assumere pose rigide da balocco di porcellana.
Ci hanno regalato la bambola e ora se la stanno riprendendo, modificandola per poi farcela pagare.
Non mi piace. Un regalo è un regalo.
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