PRESENZA DI SPOILER. SE NON HAI VISTO IL FILM, ALLONTANATI SUBITO.
Torno ancora su Prometheus per provare a spiegare, non per domandare. Ma questa volta non toccherò direttamente il film: dimostrerò perché gli sceneggiatori prendono in giro lo spettatore che ha sufficiente senso critico per accorgersi del raggiro.
Non ho mai scritto sceneggiature. Solo narrativa; di tutti i generi. L'errore di Prometheus tocca un punto di contatto tra i due universi di scrittura, quindi posso permettermi di parlarne.
Il momento esatto in cui la sospensione dell'incredulità sprofonda sotto il sedile del cinema si manifesta quando tutti i partecipanti della prima spedizione all'interno della struttura aliena si tolgono il casco seguendo l'esempio di un archeologo hippy. Ripeto: tutti. L'archeologo spiritato, spremendo comunque la pazienza dello spettatore, avrebbe avuto qualche attenuante; gli altri no. Non nel loro complesso e, soprattutto, non un biologo.
La vera chiave di volta della perdita di fiducia da parte dello spettatore sta nello scoprire che quella scena e le successive senza casco non hanno alcuna ragione di esistere nell'economia della trama. Tutte le vicende che si svolgono da quel momento in poi avrebbero potuto svolgersi con il casco in testa. Lo spettatore con sufficiente senso critico capisce allora che quelle scene sono state girate così per una questione estetica.
Il casco è stato tolto per mostrare meglio il volto degli attori.
Ecco che lo scrittore si svela all'interno della storia che sta raccontando e l'incanto si perde. Svanisce. Lo spettatore non è più dentro il film, inizia a capire che quella pellicola non si sta sforzando di raccontare vicende razionali in un impianto narrativo razionale, seppur fantastico, ma che tra gli scopi principali ha quello di ritenere che lo spettatore abbia capacità intellettuali prossime allo zero e che accetti la perdita del casco perché così è più bello.
Non c'è molto altro da aggiungere. La scrittura è un rischio calcolato. Devi fidarti di chi legge/guarda perché lui si fida di te. Ha comprato il tuo libro, ha pagato un posto in sala. Devi seguire il tuo stile, mostrare la tua arte, pensare anche agli incassi, ma non devi mai considerarti dio, altrimenti fai la fine di Weyland. E parlo dell'ultimissima parte della sua vita, mica di quella coi soldi.

