Kobo Aura (KA) è arrivato la mattina del 25 dicembre, ma ha iniziato il viaggio un po' di giorni prima, perché in casa non c'è più la letterina a Babbo Natale ma qualcosa di simile a "che vuoi quest'anno?". Ormai vale così per tutti i regali ed è direttamente proporzionale all'età, che è spoetizzante, lo so, ma incredibilmente concreto.
Così, è arrivato Kobo Aura.
Lo accendo e trovo la batteria carica al 42% e quattro pixel bruciati. Per pixel bruciati mi riferisco a piccolissimi puntini luminosi visibili solo con la retroilluminazione attivata e il lettore perpendicolare agli occhi. È sufficiente inclinare il KA in avanti per non vederli più; ma più lo si piega contro il viso, più le minuscole stelline brillano come i glitter di Gabriela su QVC. All'inizio mi sono detto, ora lo riporto/spedisco indietro, ma non mi andava di fare tutta la trafila e nemmeno mi andava di imparare tutta la trafila, perché era pur sempre la mattina di Natale, così ci sono passato sopra, e ho fatto bene, perché ogni tanto quei quattro insignificanti pixel, che non sono proprio pixel e che devi immaginare come una specie di luce puntiforme che vuole scappare dall'arca dell'alleanza di Indiana Jones, vengono a trovarmi, mi distraggono, è vero, come tutte le visite inaspettate, però stanno lì, e stanno proprio ai margini dello schermo, tre in alto a sinistra e uno in alto a destra, e mi viene quasi da dare a ognuno un nome. Mi stanno simpatici. Sono miei, ormai.
Lo schermo è bello, mi piace. È una sensazione a prima vista, come quando incontri una bella donna e sai benissimo che oggettivamente è bella, ma c'è quel qualcosa in più che è soggettivo ma che nemmeno tu riesci a spiegarti. Se proprio mi chiedessi un aggettivo, direi che lo schermo del KA è profondo.
Configuro la rete Wifi perché non l'ho mai avuta una rete wireless su un e-reader (prima avevo un vecchio Sony, uno di quelli che quando qualche anno fa dicevi epub, tra le varie risposte c'era quella che diceva: sono astemio) e il KA mi chiede quale nome di rete voglio scegliere tra quelli nell'elenco, e poi la chiave di cifratura. Niente indirizzo IP. Allora cancello e rifaccio tutto, perché sicuramente mi sono perso le opzioni avanzate, ma non c'è niente. L'indirizzo IP se lo chiama il KA in DHCP e se quell'indirizzo appartiene già alla lavastoviglie domotizzata, al KA non interessa: è così e basta. Allora scrivo la mattina di Natale all'assistenza Kobo, e quella mi risponde, sul serio, mi risponde a Natale, roba da non crederci e da piangere di gioia (e di ammirazione per il lavoratore che mi ha risposto), e mi dice che per adesso è così. Io faccio spallucce, però sì, dà un po' fastidio, perché si capisce che il KA è stato pensato per non essere nerd, dev'essere veloce, via, subito a leggere, però qualche opzione nascosta per gli scafati potevano mettercela. Lo si capisce che KA è veloce perché c'è un fogliettino di istruzioni bellino, ma povero. Perché è tutto lì, tu schiacci e capisci quasi tutto subito e poi c'è il risparmio della carta, che è sempre un buon principio aziendale (soprattutto se vendi e-reader), però all'interno del KA una manciata di megabyte gliela potevano riservare al manuale digitale completo. Invece il fogliettino di istruzioni bellino ti rimanda a un sito web con lo slash e la parola Help, e tu lo trovi il manuale, ma devi guardare in basso a destra in corrispondenza di una FAQ a tendina. Rendetelo più visibile, dico, il manuale, no? Il KA è uno strumento veloce, no?
Apro una parentesi (che se fossi DFW sarebbe una nota a piè pagina di quattro pagine) su questa mentalità che ruota attorno agli strumenti informatici moderni. I produttori sono così sicuri che Youtube abbia mostrato al futuro acquirente almeno una videorecensione, che quelli manco si sognano di spiegarti come funziona uno smartphone, per esempio. Pensaci. Tu sei stato su un'isola deserta per dieci anni, torni a casa e la tua ragazza, che nel frattempo ha avuto il buon cuore di aspettarti, insieme a un bacio ti regala uno smartphone e ti dice bentornato. E tu non sai come usarlo. Cioè, lo usi, forse riesci anche a chiamare dopo aver capito che c'è da configurare almeno un account, ma non sai cosa può fare esattamente il tuo smartphone, e considera che essendo stato per dieci anni su un'isola deserta, forse non sai nemmeno cosa sia Youtube, così devi chiedere aiuto alla tua ragazza, sapendo che se ha avuto la pazienza di aspettarti dieci anni avrà anche quella di spiegarti uno smartphone e la strana mentalità dei produttori di smartphone.
Quindi mi metto finalmente a leggere, finisco un Simenon che avevo iniziato sul vecchio Sony e, lasciamelo dire, il KA è una meraviglia. Merito anche di Simenon e del suo "L'Angioletto" di Adelphi, ovvio, però sparisci davvero dentro la pagina e la lettura è molto naturale, con e senza retroilluminazione, con e senza pixel glitterati e battezzati. La lettura è un imbuto che ti porta dentro la storia.
La batteria non si è mossa di un punto percentuale.
Poi faccio tutte quelle prove che si devono fare. Carico un PDF, recupero un CBR, vado in internet dal KA, carico i miei ebook e capisco che per gestire la libreria fuori dagli ebook Kobo, il programma di gestione Kobo Desktop per PC è completamente inutile. Peccato. Gli ebook li trascino all'interno del KA dalla Gestione Risorse di Windows7 e forse è anche meglio così.
La batteria intanto si è caricata un po' attaccando il KA al computer, sono al 45%. Così, dopo aver finito il Simenon, circa 300 cambi di pagina (che corrispondono a un tocco sullo schermo, immagino, non a una pagina epub, che sai che è un'unità di misura diversa. Non lo sai? Be', non importa, appena compri un e-reader lo capisci dopo due secondi) attacco un DFW, riprovo internet, google, qualche giochino presente nelle Beta Features del KA e la batteria scende di colpo al 39%, ma sono passati anche quattro giorni da quando ho il KA e ho accumulato tre ore di lettura. Però ho capito che navigare nel browser, o giocare a una cosa tipo ruzzle non sono attività da fare se voglio risparmiare batteria e francamente sono contento che ci siano, perché non si sa mai, ma le userò a ogni comparsa delle rondini in primavera.
Continuo a leggere "Una cosa divertente che non farò mai più" e qui cominciano i guai. Perché lo sai DFW come usa le note a piè pagina. Sul KA, che è un touch, spingere sul numero della nota e sperare di essere reindirizzato ai pensieri paralleli di David è come giocare a freccette bendati e con tre pinte di Kilkenny nello stomaco. Spingo sulla nota e la pagina cambia in avanti o indietro, e se la nota è al centro dello schermo si apre l'anteprima del menù delle opzioni. Quindi riprovo, e sbaglio, riprovo ancora, e niente. Mi viene quasi da leccarmi l'indice come Bud Spencer quando prova a usare lo strumento di H725 in "Uno sceriffo extraterrestre... poco extra e molto terrestre". È frustrante. Voglio che questa cosa sia messa a posto, Kobo, perché rallenta la lettura ed è proprio un gran peccato.
Concludo, perché non c'è molto altro da dire. Il dizionario funziona bene, l'evidenziatore anche, le annotazioni pure. Però sulle annotazioni e sulla condivisione su Facebook devo aggiungere dei particolari di cui conosco già la risposta, però li devo aggiungere lo stesso. Non posso annotare cambiando pagina. Ciò che voglio ricordare o appuntare non può continuare sulla pagina seguente. Non c'è proprio la possibilità di trascinare la selezione oltre la fine della pagina, quindi se la frase più bella della letteratura mondiale è a cavallo di un cambio pagina, io non posso farci niente. Nessuno può farci niente. E poi c'è la condivisione su Facebook. Condivido, e sulla mia bacheca appare solo una parte del testo selezionato che cliccato rimanda al negozio ebook di Kobo. Lo capisco, questione di copyright e altre faccende burocratiche, ma è una cosa che non userò mai più se fatta in questo modo.
Consiglio KA?
Sì, ho anche tutti i miei articoli di Pocket, lì dentro.
Nota: la cover in ecopelle per il Kobo Aura, che è una sleep cover, quindi chiudendosi mette in stand-by l'ereader, costa 39 euro e 90. Lo capisco, è un prezzo come quello delle radiosveglie. Le radiosveglie segnano l'ora, hanno la radio e ti svegliano. Non fanno altro. Ma in proporzione costano come una Lamborghini Veneno; perché una volta comprata, una radiosveglia non la cambi più. Io ne ho una che avrà vent'anni. Quindi il loro prezzo è un prezzo politico, serve a tenere vivi i comparti delle aziende che producono anche radiosveglie. Deve essere la stessa cosa per le cover degli oggetti elettronici. Lo capisco. Ma mi dà così fastidio.
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