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martedì 14 aprile 2015

La non riposta al perché inserisco nomi femminili nei titoli dei racconti



Non aggiornavo più il blog perché non avevo niente da dire, o lo avevano già detto altri, e perché al di qua dello schermo succedono altre cose. Ma quando mi è stato detto di salire sul secondo gradino del podio del concorso Esescifi 2014, io ho pensato che se fosse per me metterei nei titoli dei racconti solo nomi femminili, e se mi chiedi perché ti rispondo non lo so.
Va da sé che, dopo Petra Pan e Bonnie Moon, questa volta è stato il turno di Marion Petit. E mentre pensavo a questa bizzarria dei nomi femminili ho anche considerato che è successo più di una volta che nelle mie narrazioni a un certo punto ci fosse un uomo in ginocchio; e succede anche in Marion Petit, sebbene in questo caso l'immagine non illustri un individuo senza più speranza, ma anzi un uomo pieno di rabbiosa determinazione. Succede che lui vive in un mondo in cui l'erba è blu, il cielo è verde e le nuvole sono gialle, e poi arriva Marion Petit a dirgli che è tutto sbagliato.
Una donna che sveglia un uomo. Come al solito.
Lo trovi qui.

domenica 7 settembre 2014

Ho vinto l'Esecranda 2014


Nel racconto Il succhiamorte che ha vinto l'Esecranda 2014 ho romanzato un fatto che mi è accaduto veramente e, trattandosi di un horror weird, questa confessione potrebbe assumere contorni bui, ma ti giuro che non ho mai succhiato un morto dopo averlo disseppellito. Né ho dato vangate a destra e a manca. Quando uscirà l'antologia, ne riparliamo.

Intanto ho voglia di ringraziare la giuria per il riconoscimento e per le gradevoli mail successive alla vittoria.

Una bella esperienza.

venerdì 13 luglio 2012

Nella bottega piccola c'è l'horror buono




Sto partecipando al concorso per racconti horror "La piccola bottega degli orrori" indetto da WePub e Writersdream.

È un iniziativa a racconti aperti, cioè con il testo immediatamente visibile e voto e confronto diretto sul forum. Non partecipavo a qualcosa del genere dal Nero Lab, vinto a settembre dell'anno scorso.
È divertente. Forse perché il mio racconto "Perché siamo mostri" sta andando bene, anche se le votazioni non sono ancora concluse.
Mi piace l'aria sana di confronto che si respira, e alcune domande indirette stimolano riflessioni sul testo che mentre lo si scrive restano solo sullo sfondo, come percezioni: visioni laterali di una storia.
È come stare in una stanza che conosci guardando però la parete di fronte. Sai benissimo cosa c'è alle tue spalle, solo che in quel momento non la vedi. È sufficiente girarti per allineare mente e occhio a un presente fisico, chiaro, familiare.
Ecco, narrativa è scrivere anche con la coda dell'occhio.