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lunedì 22 aprile 2013

Una ragazza bella o una bella ragazza? #briciolegrammaticali

piermario (flickr) - CC2.0 Generico


Viaggiando nella selva della narrativa in rete, mi è capitato spesso di scivolare sulla posizione dell'aggettivo rispetto al nome. Già, ma allora l'aggettivo qualificativo va messo prima o dopo il nome cui si riferisce?

Dipende.


  • L'aggettivo posto dopo il nome ha un valore distintivo: attribuisce cioè al nome qualità o caratteristiche particolari.
  • L'aggettivo posto davanti al nome ha un valore descrittivo, in quanto si limita ad attribuire una qualità generica e quasi accessoria; spesso estendendo il significato dell'intera frase.


Via con gli esempi. Prendiamo il titolo di questo post.

Se scrivo: una ragazza bella, sto mettendo in luce una particolare qualità, cioè la bellezza. La associo al nome quasi in maniera oggettiva.
Se invece scrivo: una bella ragazza, mi limito a descrivere genericamente la ragazza, esprimendo un'opinione personale su di essa.

Ancora:

Con un caffè amaro sto dicendo che forse ci vorrebbe dell'altro zucchero.
Un amaro caffè, invece, potrebbe avere la giusta quantità di dolcificante, per i miei gusti, ma magari sono da solo al bar perché la mia ragazza mi ha appena lasciato. Cioè lo sto bevendo in una circostanza spiacevole. Sto espandendo la qualità riferita al nome per suggerire una sensazione di vita.

Franco ha un'auto nuova, cioè sto specificando che non è usata e che è fresca di concessionario.
Franco ha una nuova auto, l'ennesima! Oppure voglio dire che si aggiunge a quella o a quelle che già possiede.

Veniamo ai lirismi di certa narrativa d'antan che rotola ancora ai giorni nostri:

Un cielo azzurro, be'... piuttosto semplice. È una bella giornata.
Un azzurro cielo... bah!... È una brutta giornata, perché se il lirismo non è inserito bene nel testo, mi trovo di fronte a probabile paccottiglia.

Finisco col dire che, in alcuni casi, la posizione dell'aggettivo rispetto al nome crea coppie di sintagmi di significato nettamente diverso:

Un tipo curioso è un ficcanaso.
Un curioso tipo è un uomo strano.

Un uomo bravo è abile.
Un brav'uomo è onesto. 






lunedì 7 gennaio 2013

Il rafforzamento sintattico #briciolegrammaticali

(Licenza CC0)

Non sono un grammatico, però cerco di capire ciò che uso; e poiché dicono che io scriva, mi piace l'idea di lasciare sul sentiero di questo blog delle briciole grammaticali per trovare la via della nostra lingua, non per indicare quella migliore: perché la grammatica la si fa mentre si va, sempre che tutti accettino la nuova direzione.

Il rafforzamento sintattico è simpatico.
Guarda.

Seffàtto tàrdi, vàdo accàsa appièdi.
 Non ho un problema con la tastiera del pc, è che il rafforzamento sintattico è un fenomeno fonetico che riguarda solo la pronuncia, non la grafia. Una consonante iniziale di parola può rafforzarsi, cioè essere pronunciata doppia, se è preceduta da determinate parole uscenti in vocale. È tipico della Toscana, ed è molto comune nell'Italia centromeridionale.

Si ha quando la parola precedente a quella iniziante per consonante è:
  • una parola tronca: sarò fforte;
  • un monosillabo tonico (anche se non ha l'accento grafico): sto bbene;
  • alcuni monosillabi atoni come a, e, o, ma, se, chi, che, tra, fra: a nnapoli, che ffai.

Ricordi quando ho detto che il rafforzamento sintattico non riguarda la grafia? Be', ho mentito.
Ci sono dei composti che questo fenomeno può rendere stabili e che di diritto possono stare nel vocabolario, per esempio:

cosiddetto, frapporre, addosso, laggiù, ecc.