venerdì 18 gennaio 2013

I racconti del laboratorio


Nero Press, 2013


Arriva da un sentiero lungo un anno. Una delle sue diramazioni, una pista appena accennata fatta di fili d'erba pestati, conduce a un palazzo il cui ultimo piano è un sottotetto dove c'è un uomo che guarda un film senza l'audio, un'universitaria libertina e la figlia dalla pelle scura di un mercenario.

All'ingresso del palazzo c'è scritto: "La morte pizzica".



Una parte del racconto di questa storia fa così:

Il vicino si alzò, prese il giubbotto di stoffa appoggiato sul tavolo e lo indossò.
Si avvicinò a Ludovica, che dovette sollevare la testa per guardargli la punta del mento. Aveva un odore neutro, di abiti di cotone indossati da un giorno.
Il vicino spense la luce. Il bagliore della strada passò a fatica attraverso le finestrelle della stanza, scivolando viola tra le pareti.
«Lo sai perché tengo la porta aperta?»
Ludovica scosse il capo. Ingoiò e non respirò se non dopo la risposta.
«Di solito, le persone che mi vengono a trovare non usano bussare».
Le passò accanto, sfiorandole il gomito. Uscì nel corridoio e si avviò verso le scale.
«Che cacchio!» gli urlò dietro lei. «E poi perché guardi un film senza l'audio!»
«Volevo solo rivederlo» rispose lui iniziando a scendere i gradini.
«E senza l'audio?» gridò Ludovica.
La voce le arrivò graffiando dalla seconda rampa di scale.
«Intendevo l'Iraq, non il film».

E Barbara Baraldi ha detto: «Un racconto diretto come un pugno sul mento. Inaspettato, polveroso come i ricordi di una vita passata. Un'esplosione al rallentatore raccontata col piglio del narratore esperto, a colpi di dialoghi brillanti, linguaggio pulito, sporco di vita vissuta.»

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